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Da Baia d’Argento a Cala-ta di cemento: storia di un ecomostro

Carloforte, spiaggia La Caletta: sono passati sei anni dall’inizio dei lavori di ristrutturazione ed ampliamento dell’Hotel Baia d’Argento. Tra passaggi societari, proroghe, smantellamenti, stasi e riprese, sulla scogliera a pochi passi dal mare ha cominciato a prendere forma un colosso di cemento. E tutto intorno, una discarica di detriti a cielo aperto.

di Carlotta Comparetti

C’era una volta una cala tra le più suggestive dell’Isola di San Pietro. Una mezzaluna di mare cristallino sul litorale che guarda a Occidente. E sul promontorio alla sua destra, i resti fossilizzati di un albergo della metà degli anni 50 che non ha mai funzionato. Baia d’Argento si chiamava quella struttura edificata dell’Ente Sardo Industrie Turistiche (ESIT), ne avrete sicuramente sentito parlare. Perché la questione della Baia non è cronaca né una novità, ma un caso lungamente discusso e irrisolto di eco-mostruosità legalizzata, finito ripetutamente sulle pagine dei quotidiani regionali, denunciato da gruppi di intervento giuridico e ambientale e circolato su web. Una storia vecchia di anni ma che ancora oggi pende ingombrante come l’enorme massa di cemento sulla scogliera che incornicia la bella Caletta di Carloforte.

Lo Spalmatore si chiama questa parte dell’isola dove il sole tramonta sul mare, che nell’antichità era scalo per i navigatori fenicio-punici e romani. Attraccavano qui le loro navi per “spalmarle” di pece e renderle impermeabili lungo le rotte nel Mediterraneo Occidentale. Suggestioni di cui oggi rimane solo il nome. E pochi scorci nella natura saccheggiata da un futurismo turistico che ormai tutto giustifica.

Sono passati sei anni dal rilascio della concessione edilizia “per la ristrutturazione ed ampliamento dell’Hotel Baia d’Argento” (n.53/2006). Si tratta del documento con cui l’amministrazione comunale dava il via ai lavori di smantellamento di ciò che rimaneva del vecchio albergo per far spazio alla nuova promessa a cinque stelle e fissava, come termine ultimo per il completamento, un margine di tre anni a pena di decadenza della concessione, fatta salva “l’eccezionalità” di una proroga a richiesta dell’interessato.

Sei anni scanditi da farraginosi passaggi societari, proroghe, smantellamenti, stasi, riprese, assensi, dissensi ed accantonamenti. Ma nel frattempo, senza fare troppo rumore, laggiù sulla scogliera a pochi passi dal mare ha cominciato a prendere forma un vero e proprio colosso di cemento. Con un aumento di volumetria del 25 percento ai sensi di una legge regionale precedente il Piano Casa (L.R. n.23 del 10.05.93), l’eco-mostro della Caletta ha inghiottito nuovi metri cubi, passando dai preesistenti 9853 a 12316, così da poter ricevere circa 150 ospiti e non più solo 64, e garantire loro delle accomodation “panoramiche e molto spettacolari”.

“L’immagine dell’albergo deve divenire nella fantasia dei clienti quella di una barca ormeggiata in una splendida baia”. In effetti calza a pennello la presentazione del progetto di ristrutturazione contenuta nella Relazione Tecnica a firma dell’architetto Francesco Deplano. Non resta che temere altrettanta coerenza nella profezia – annunciata nel documento – che la Baia d’Argento divenga “modello di riferimento per una nuova impostazione turistica della Regione Sarda”.

Tra le domande che nascono spontanee, come sia stato possibile un progetto di tale portata a pochi metri dal mare, nonostante un piano paesaggistico regionale blindato e gli stretti vincoli conservativi – perfino comunitari – sul paesaggio costiero. Ma se capire cosa c’è “sotto” è un’operazione labirintica, salta immediatamente agli occhi ciò che c’è “dietro”.

Alle spalle dell’ex Baia d’Argento, all’interno dell’area recintata di quello che un tempo era il Campeggio della Caletta, giace da almeno due anni il “materiale da scavo” derivante dai lavori per la costruzione del nuovo albergo. Il ventre di una collina ridotto in macerie di cui un Nulla Osta del febbraio 2010 autorizzava il deposito temporaneo, ha finito con l’assomigliare ad una discarica di detriti a cielo aperto. Cumuli di pietre e macerie disseminati per la pineta, in alcuni casi ammucchiati intorno alla corteccia degli eucalipti per diversi metri di altezza.

Uno spettacolo letteralmente pietrificante, che la giunta comunale ha cercato di arginare invano il febbraio scorso, acquisendo il materiale a titolo gratuito per reimpiegarlo nella manutenzione ordinaria delle strade esterne dell’isola (Deliberazione della giunta comunale n.27 del 24/02/2011), che però non bastano ancora a smaltire l’enorme quantità di resti sul terreno.

La ciliegina sulla torta, però, si trova là dove lo sguardo di un visitatore poco esperto difficilmente arriva. Percorrendo per qualche centinaio di metri un sentiero di campagna alle spalle dell’ex campeggio, si incontra una proprietà delimitata da una recinzione. Dopo qualche minuto di cammino attraverso una macchia mediterranea fittissima, ci si ritrova davanti a due gigantesche colonne di detriti, alte almeno un paio di piani di un palazzo. Pietre, frammenti di mattonelle, micro-plastiche, tegole e pezzi di tubi ammassati a formare due dune da scalare, i cui profili – col senno di poi – si notano fin dalla strada principale.

Una maldicenza popolare mai confermata insinuerebbe che le enormi dune di detriti servissero, un tempo, ad occultare lo scheletro della precedente struttura alberghiera, realizzata coi materiali caratteristici delle costruzioni degli anni cinquanta e sessanta, del cui smaltimento pare si sia persa ogni traccia, e ogni richiesta di chiarimento sia stata ripetutamente ignorata.

C’era una volta una cala tra le più suggestive dell’Isola di San Pietro e un eco-mostro ormeggiato in rada per offrire ai suoi ospiti delle esclusive notti d’estate a cinque stelle. Vi sembra di averla già sentita? La scriveremo ancora.

Comments
One Response to “Da Baia d’Argento a Cala-ta di cemento: storia di un ecomostro”
  1. VIVIANA scrive:

    Sono stata a Carloforte quest’estate…… quanta tristezza nel vedere tutto questo cemento. Dovevamo costituire un Comitato di protesta contro questo/i scempi…….

    VIVIANA SIRIGU
    TEL. 0782847404

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