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Quando la musica fa parlare i paesaggi sardi. Intervista ad Arrogalla

Suoni dub per fare parlare i luoghi. Dalla fotografia di un paesaggio sardo alla sonorizzazione delle sensazioni che evoca. È questo il concept di Mime, la netlabel cagliaritana fondata da Frantziscu Medda in arte Arrogalla. In autunno la prossima release, in collaborazione con Lollove Mag e dedicata appunto a Lollove il paese.

di Andrea Tramonte
foto di Nicola Massa

L’ombra della musica è un concetto affascinante. È come parlare di suoni che vengono spogliati delle loro viscere, a cui si sottrae corpo e pelle e sangue lasciandone solo un contorno scuro, che rimane quasi senza forma, impalpabile. Quelle viscere che prima erano chitarre diventano suono puro – o anche, per tornare all’inizio, ombre di una cosa che prima aveva una fisionomia, dei connotati riconoscibili. Un esempio di questo approccio è il lavoro di post-produzione operato dal producer Arrogalla nei confronti di due pezzi del chitarrista Andrea Congia per una release (Liberainosi de mali) pubblicata dalla netlabel Mime. Si tratta di due pezzi di chitarra in cui la chitarra non si sente. Rimangono solo il dubbing e gli effetti dello strumento e quindi, in un certo senso, la sua assenza. E il concetto è proprio quello di cui parlava Lee Perry negli anni Settanta a proposito della musica che faceva. Una cosa tipo: come ogni persona ha la sua ombra, ogni canzone può avere la sua versione dub. Spogliata, ad esempio, attraverso un lavoro radicale di sottrazione e alterazione, oppure arricchita pesantemente da echi e riverberi.

Questa è, in un certo senso, la premessa musicale di Mime, la netlabel cagliaritana fondata da Frantziscu Medda in arte Arrogalla, producer e metà del duo dei Bentesoi. Ma l’idea che differenzia Mime da ogni altra label, digitale o meno, è quella di usare l’approccio musicale dub per sonorizzare luoghi specifici. Si parte dalla fotografia di un luogo fisico, di un ambiente o di un paesaggio sardo e poi un artista interagisce con l’immagine in base alle sensazioni che gli vengono evocate. Una volta create le musiche e stabilite le atmosfere delle composizioni, anche la fotografia subisce un lavoro di post-produzione, per sintonizzarne l’umore a quello della musica. I pezzi poi vengono pubblicati in free download sul sito dell’etichetta (mimenetlabel.com) – anche se è possibile dare un contributo economico libero, a scelta di chi scarica i pezzi. «Spesso con la musica tendiamo a raccontare cose e ad esprimere concetti», dice Arrogalla. «Mime invece nasce dalla necessità di far parlare i luoghi. Abbiamo la fortuna di vivere in Sardegna, che attraverso i suoi ambienti fornisce una varietà di stimoli: belli e brutti, desolati e ricchi».

Ad esempio Santa Cristina di Paulilatino, Calamosca, Buoncammino, Is Aruttas Santas, S’Arriu ‘e su Minerali – da ognuno di questi posti artisti come Arrogalla, Congia, Stefano “Menion” Ferrari e altri hanno tirato fuori dei suoni e «hanno fatto parlare i luoghi». In questo senso la parola è bandita. Anche se, tra le prossime release, ce ne sarà una dei Populos Tenore Nugoresu, il canto a tenore sarà talmente effettato in sede di post-produzione che la voce sarà praticamente un drone, suono puro disincarnato dalla parola. A febbraio è uscita la sesta release, Immanence di Rodja, un artista di Matera. «Lui ha voluto raccontare la sua terra, la Basilicata, un luogo devastato da piaghe sociali ma che ha una grandissima vitalità sotterranea, che lascia filtrare una speranza», racconta Arrogalla. «Abbiamo voluto rappresentarlo con una foto della foce del Flumendosa nel lago Omodeo, una foto quasi desertica che mostra però un alberello che spunta dall’acqua. Ecco, quell’alberello rappresenta una piccola speranza». Gli artisti della label si muovono tra quelli di “osservanza” dub e quelli di matrice più sperimentale. «In generale il dub è secondo noi il modo più adeguato per rappresentare un determinato luogo. Un ambiente è dinamico, in continuo movimento e mutazione. Mentre la musica dub rappresenta un intervento in tempo reale sui suoni, alterandoli». La label è portata avanti da Arrogalla con la fotografa Sara Deidda, la grafica Cinzia Adolfi, e poi con Daniele Antezza e Giovanni Conti che si occupano del mastering dei brani. E in autunno arriverà la prossima release, in collaborazione con Lollove Mag e dedicata appunto al paese che dà il nome al sito. «L’idea è quella di seguire le linee guida del paesaggio di Lollove», spiega Arrogalla, «cercando di fare un lavoro musicale che sia vicino anche concettualmente alla filosofia del blog».

Mime è una delle varie declinazioni dell’attività di Arrogalla, producer in giro ormai da una decina di anni e impegnato da tempo in numerosi progetti. I suoi primi contatti con la musica sono arrivati a sedici anni, quando Frantziscu si è avvicinato al mondo della cultura hip hop underground, versante Company Flow ed etichette come la Def Jux. «Mi piaceva molto lo stile sporco di alcuni di quegli artisti, che si dedicavano anche alla sperimentazione», racconta. «Poi sono arrivato alla musica dub, che mi ha affascinato per il suo essere trasversale, la sua capacità di andare oltre i generi e di puntare più al lavoro sul suono e dentro il suono». La svolta è arrivata nel suo periodo bolognese, con le prime produzioni fatte girare via MySpace e le prime uscite discografiche pubblicate da una label francese, la Lcl, specializzata in musica electro-dub. Nell’arco di una decina di anni Arrogalla ha fatto una marea di cose. Ha fatto parte del collettivo Nootempo, fondato insieme a Claudia Aru il duo dei Bentesoi, un altro progetto, i Baska, insieme ad Andrea Congia e Massimo Loriga, che l’anno prossimo uscirà col disco d’esordio. E poi i tour internazionali, come quello recente svoltosi tra Lituania e Polonia, dove tornerà il mese prossimo. Come spesso capita, curiosamente Arrogalla suona molto più all’estero che in Italia. «Il problema è che nella mia scena in Italia ci sono realtà molto conservatrici che non sono aperte a suoni diversi rispetto a quello che è considerato il mainstream della musica dub», spiega Frantziscu. «Ed è curioso pensare che il dub, nato da una specie di rottura concettuale rispetto a quello che c’era prima, sia diventato ora un ambito chiuso con molti paletti musicali. Nei paesi in cui suono invece la realtà è molto diversa».

Una delle caratteristiche che hanno reso immediatamente riconoscibile il lavoro di Arrogalla è anche l’influenza mediterranea e sarda in particolare, non solo nelle atmosfere ma anche nel lavoro su determinati strumenti tradizionali. «I materiali tradizionali mi piacciono, il loro suono è molto vicino a me a livello timbrico e, diciamo, di gusto», spiega il producer. «Ho avuto sempre quei suoni nelle orecchie, insieme ad altri, e quindi mi sento a mio agio con dei suoni che mi appartengono. Mi sentirei invece a disagio a utilizzare linguaggi o suoni di culture che non sento mie. La strada migliore per essere parte del mondo è essere se stessi, senza essere dei cloni di altro. Però non c’è nessuna ragione politica in questo, anzi. Trovo deprimente giustificare cose simili in termini politici o infarcire di orgoglio o pulsioni identitarie i discorsi musicali. Sono dell’idea che bisognerebbe vivere la propria cultura nella normalità. Quando un popolo è davvero cosciente di sé non ha bisogno di ostentare».

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