Festival delle terre, il cinema prova a coltivare il futuro
Si è chiuso ieri il Festival delle Terre, un evento di tre giorni a Villa Muscas durante i quali Cagliari è stata vetrina illuminata per temi importanti come il diritto alla terra e la biodiversità, raccontati attraverso una selezione di cortometraggi internazionali. Oltre mille persone per un festival che ha contribuito a spezzare il silenzio su mondi e vite ancora troppo lontani dalla coscienza e dalla conoscenza collettiva.
di Cinzia Isola
foto di Dietrich Steinmetz
Più amaro il caffè, meno dolce il cioccolato. Basta guardare sotto l’involucro della merce per scoprire che è sempre più distante il mondo di chi produce da quello di chi consuma. Tra loro, filtro del commercio globale, le multinazionali: vigili a dirigere il traffico delle merci, del lavoro e dei lavoratori. Ma anche delle informazioni. La produzione, determinata e uniformata dalle esigenze del mercato e del profitto, costringe e reprime il rapporto naturale tra i contadini e la terra. Ne violenta l’equilibrio, a vantaggio esclusivo dei paesi più ricchi, spinge ai limiti della sopravvivenza i coltivatori/raccoglitori. E li porta a sognare di “rinascere vacche europee”, come testimoniato nel documentario Nero’s guest, di Deepa Bhaita.
Lo sfruttamento della terra e dei contadini produce grandi quantità di materie prime che, abbandonata la terra madre, fruttano grandi profitti al mercato mondiale. lo sviluppo locale resta a terra e le radici dell’impoverimento diventano sempre più profonde. C’è , inoltre, la “fame” di terra di uno Stato insaziabile, Israele, che produce guerra e miseria in Palestina. Qui le prevaricazioni dei coloni israeliani si consumano anche solo per strappare le poche zolle che potrebbero garantire la sopravvivenza di agricoltori e allevatori. In questo scenario, devastante per la natura e per l’uomo, la biodiversità – merce rara – può diventare un bene prezioso.
Cagliari è stata per tre giorni la vetrina illuminata della prima trasferta del Festival delle Terre, rassegna internazionale nata all’interno della Mediateca delle Terre, archivio multimediale del Centro Internazionale Crocevia di Roma e giunta alla sua IX edizione. Documentari, mostre, libri hanno animato, oltre ogni aspettativa, Villa Muscas: dal 6 all’8 luglio, un migliaio di persone ha varcato i cancelli per degustare prodotti locali, piatti tradizionali (offerti da Gusti Rari), assistere alle proiezioni dei documentari, visitare la mostra fotografica.
La rassegna, patrocinata dal Comune e dalla Provincia di Cagliari è stata organizzata in collaborazione con Cinema Odissea, con il contributo di Cambio Immagine, Eticando e la partecipazione di Sustainable Happiness, l’associazione Sardegna-Palestina e Yakaar Speranza, Legambiente, ASD G. Madian, l’associazione Sardo-Domenicana Quisqueya. Dietro questo successo, inaspettato quanto meritato, c’è Marta Garofalo, trent’anni, cagliaritana, esperta in cooperazione internazionale e collaboratrice di Crocevia. «La rassegna si è potuta realizzare praticamente a costo zero, grazie all’autofinanziamento e al lavoro dei quattordici volontari». Il sogno di importare nella sua città un festival già collaudato nella capitale si è realizzato: «E’ stato talmente inaspettato questo risultato, in termini di partecipazione e di accoglienza, che sarebbe folle – annuncia – non ipotizzare la seconda edizione in città». Una volontà, la sua, che contribuisce a spezzare il silenzio su mondi e vite ancora troppo lontani dalla coscienza e dalla conoscenza collettiva.


