Carloforte, «dalle periferie verdi alla minaccia del cemento»
Scorrazzare tra i carruggi, a piedi o in bicicletta. Le vendemmie a settembre, il latte in latteria, il paese che si spopolava dopo l’estate e nelle case di cmpagna non c’era neanche la corrente elettrica. Carloforte negli anni 80 era un altro mondo. Un mondo di periferie ancora verdi. Che oggi fanno largo ad un paesaggio minacciato da cemento e nanopolveri, denuncia Bruno Casanova, il più giovane tra i sei candidati alla carica di sindaco che correranno alle amministrative nel comune di Carloforte il 10 e l’11 giugno.
di Carlotta Comparetti
Il ritmo lento, fetale della vita su un’isola. Anzi, su un’isola dell’isola. Di Carloforte Bruno Casanova conosce ogni angolo e tutti i segreti. Lì è nato e cresciuto, ci vive dai suoi trentacinque anni. Insieme a 6.500 abitanti che pian piano sono sempre un po’ meno e ad andare via sono proprio, soprattutto, i giovani. Giovani come lui, che ha deciso di restare. E non solo. Di provare ad invertire l’ordine delle cose in quel luogo che esplode d’estate e si ritira in silenzio d’inverno. Un paese saccheggiato – dice – da anni di politiche miopi. Tra i numeri esponenziali dell’abusivismo edilizio e i conti che non tornano mai nelle casse del comune. Così, dopo anni di lotte sul territorio, lo scorso 12 maggio Bruno depositava programma e candidatura in lista civica in vista delle elezioni amministrative che si terranno a Carloforte il 10 e l’11 giugno. E questa è la sua storia…
Fin da quand’eri poco più che un adolescente hai viaggiato molto. E sei sempre tornato a casa. Cosa ti lega così profondamente a Carloforte?
Ho vissuto la mia infanzia negli anni 80 e il ricordo è quello di libertà e spensieratezza in una vita tra il paese e le campagne che lo circondano. Scorrazzare liberamente tra i carruggi, a piedi o in bici. Le vendemmie a settembre, il latte in latteria, il paese che si spopolava dopo l’estate e nelle case di cmpagna non c’era neanche l’energia elettrica. Era un altro mondo. Un mondo di periferie ancora verdi: c’erano Canale del Generale, Campetto verde, Tanca bagia, la Golfa e Paina sud, che ora sono tutte ricoperte di cemento. Dopo l’adolescenza non nego di aver pensato anch’io di lasciare l’isola per cercare lavoro all’estero. Ma sarebbe stato un ripiego. Così nel 2003 io e mio fratello abbiamo ristrutturato una piccola casa nel centro storico di Carloforte e ne abbiamo fatto una piccola attività ricettiva, in linea con le tradizioni del luogo sia nelle forme che nei materiali. Un tempo era la casa dove mio nonno svolgeva l’attività artigianale di sarto, e oggi un modo per tenere un legame col passato.
Agli occhi di un turista o di un passante, Carloforte è un luogo magico. Come in una cartolina. Sembra che sia tutto perfetto, incontaminato. Cosa c’è che non va?
Carloforte, o meglio la sua isola, è fantastica. Offre paesaggi e scorci mozzafiato concentrati in pochissimo spazio. Dalla costa nord occidentale con scogliere alte e frastagliate, grotte e insenature, alle linee basse e pianeggianti della costa orientale e meridionale. Sembra un paradiso. Ma un nemico si insinua invisibile e silenzioso a minacciare la vita dell’isola. Sono I metalli pesanti dal polo industriale di Portovesme, che inquinano la nostra acqua piovana, l’aria e il mare.
Ci sono ricerche e studi che possono dimostrarlo? Cosa dicono I numeri?
Quando il Comitato Carlofortini Preoccupati, attivo sull’isola già da tre anni con le sue denunce sul territorio, ha pubblicato i risultati delle analisi di laboratorio condotte a proprie spese, ci si diede dei criminali. Ci sentimmo dire che creavamo inutile allarmismo. Inutile allarmismo? Al maggio 2011 le analisi sull’acqua piovana rivelarono:
CADMIO (tossico) valore trovato 160 ug/l, limite 5ug/l = 32 volte oltre il limite.
PIOMBO valore trovato 200 ug/l, limite 10 ug/l = 20 volte oltre il limite.
ALLUMINIO valore trovato 12 700 ug/l, limite 200 ug/l = 63.5 volte oltre il limite.
Nasce così Tabarchin pau ben in cumun, la lista civica con cui correrai alle prossime amministrative. Un voce politica per incanalare le lotte che il comitato dei Carlofortini preoccupati portano avanti sul territorio da tempo. Al centro del programma, l’ambiente e il paesaggio appunto.
Io, e con me il comitato che sostiene la lista, crediamo che se si ammala l’ambiente ci ammaliamo tutti. Per questo motivo proporrei un costante monitoraggio delle emissioni provenienti dal polo industriale di Portovesme, con centraline per la rilevazione delle nanopolveri inferiori alle 2.5 pm, nonché dei metalli pesanti e tutti gli altri inquinanti che arrivano fino a Carloforte trasportati dal vento e dalle correnti. In quest’ottica, il fine ultimo diventerebbe il coordinamento le altre istituzioni del territorio del Sulcis per una bonifica e, dove possibile, perfino la riconversione degli impianti verso formule di produzione eco-sostenibili.
Passeggiando per le campagne dell’isola si conta un numero stupefacente di edifici in costruzione. Scheletri di ville che spuntano nella macchia mediterranea. Vuol dire che il mercato immobiliare sull’isola è fervido?
In un paese di 6.500 abitanti con la popolazione in decrescita, dove ci sono più di un centinaio di case in vendita, non vedo per quale motivo si debba pensare ancora ad una espansione urbanistica o addirittura alla costruzione per il puro sfizio di una casetta-villa in zone rurali, magari con la solita complicità comunale che chiude un occhio nei confronti di chi si appropria illecitamente di terreni ad uso civico. Io semmai interverrei sull’esistente, ristrutturando e riportando certi sgorbi all’aspetto originale delle abitazioni tipiche del luogo, sia nel centro storico che nelle campagne, agevolando chi sceglie i canoni della bioedilizia e utilizza prodotti biologici.
Uno dei punti dolenti dell’isola, in questo caso non solo di Carloforte, è il rapporto col turismo.
Investire con coscienza ed investire meno è la filosofia con la quale ripenserei qualsiasi evento legato al turismo. Un esempio? Trasformare la famosa kermess gastronomica girotonno nel vivotonno: piuttosto che continuare ad osannare le carni di questo pesce consumandole nonostante sia a rischio d’estinzione, si potrebbe creare una fiera low cost con altri prodotti tipici locali, stimolando al contempo un dibattito costruttivo sull’importanza della biodiversità, della sua difesa in generale e delle specie a rischio in particolare. Tra cui il tonno rosso appunto, il nostro tonno di corsa.
Carloforte a ferragosto. Un’immagine ormai consueta è la coda di macchine che si crea, come fosse una tradizione, al distributore fronte porto, che regolarmente finisce la benzina. Una previsione che conoscono in tanti. E i trasporti in generale?
Io proporrei uno stop all’ingresso di auto sull’isola, creando una rete di collegamenti interni sia per il centro urbano che per le campagne tramite pulmini elettrici, bike-sharing alimentati da fonti rinnovabili e taxi privati e collettivi, potenziando così anche gli sbocchi occupazionali. E sempre a proposito di “beni pubblici”, penso che anche l’acqua dovrebbe esserlo. Che fosse potabile e accessibile a tutti tramite fontane pubbliche, riducendo così la maggior parte del rifiuto plastico che i numeri ci dicono che arriva perlopiù dal consumo di bottiglie.
Oltre a Bruno Casanova, cinque i candidati in corsa. Accettano la sfida i due ex primi cittadini Agostino Stefanelli, 61 anni (lista Alternativa Democratica) e Marco Simeone, 51 anni (Carloforte oltre il 2000), e tre new entries: l’ex manager Enzo Ferraris, 76 anni (Carloforte per noi), il commercialista Luca Rombi, 39 anni (L’ûje du Pàize) e l’avvocato Pietro Vitiello, 49 anni (Un’altra Carloforte). A prescindere da chi di loro sia sindaco dopo le amministrative del 10 e 11 giugno, certo è che i numeri, tutti i numeri, in quei due giorni, saranno la cartina di tornasole della voglia di rinnovamento in un’isola battuta perlopiù dal maestrale.


